LASCIATI IMMAGINARE


Questa volta abbiamo scelto di immaginare.Poeti, eterni indignati. Addormentati dalla normalità abbiamo dimenticato come riflettersi, perso l’abitudine a giudicarsi, non sapendo più chi siamo.

Ripartendo dalla stella di Deneb, percorse le vie della terra, interrotte o chiuse o sanguinanti, ecco che si apre timidamente il cosmo pasoliniano. Dove tutto resta da inventare.

Il cinema ha la forza del sogno. Sintesi figurativa di suoni e di voci. Rito collettivo dello stare insieme. Della condivisione. Esercizio del pensiero critico. Passione travolgente. Viaggio mentale color blu velvet.

Spento il computer, mi sono immaginato di guardare uno sconosciuto negli occhi. E ho incontrato un sognatore razionale, capace di metabolizzare il male ricominciando dal bene. Brian Pera, troublemaker leggero. Ha evocato atmosfere lynciane, emozioni bergmaniane infrante. This is the way I see things, mi ha detto. L’ho ascoltato incuriosito.

Poi ho sentito la voce di Bodham Slama, che mi ha raccontato i piccoli gesti del quotidiano, le metafore antiche della natura. Mi ha presentato Yair Hochner. E lui ha parlato per ore senza timidezza della libertà sfrenata e compulsiva del grande freddo mediorientale. Della bubble gay israeliana, dove come da noi ci si consuma. Ma ci si ama.

Con Marianne Faithful ho guardato dentro alla dream machine di Brian Gysin. Ipnotica. Psichedelica. Luci acide e lisergiche di flicker beat anni cinquanta, premonizioni generazionali di un pasto nudo.

Lasciati immaginareLasciati immaginareE in quel vortice di frequenze alfa ho visto polverizzarsi un vecchio adagio. Schiacciato in corsa da una, nessuna o centomila mamme. In movimento per la vita. Ho rivisto una generazione che ballando ballando disco dance, un giorno si è risvegliata decimata e stravolta. E che senza avere altra scelta ha riscoperto il senso dell’appartenenza. Della condivisione. Sa raison d’être.

Sento ancora l’eco di una General Idea che declinava Warhol nella direzione giusta. Verso il declino inesorabile della sua intuizione. Eccoci qui, hanno urlato. Siamo noi quel barattolo vuoto di minestra Campbell.

E poi voci. Ancora voci. La Sagan piangeva raccontando il suo triste isolamento dal mondo. In discesa libera sulla pista nera della cocaina.

Ma Cosa sta dicendo Judy Dench? L’ho ascoltata. E riascoltata. Semplici temibili verità. Allora ho guardato la sua rabbia. E tutta la Rage di Sally Potter. Le sue voci hanno parlato ai miei occhi.

Poi la dream machine si è fermata. Alla fine del disco. Marianne Faithfull sparita. Ricordo di averla sentita sussurrare allontanandosi. Guarda che la notte non avrà mai termine.

La spada taglia le teste e il silenzio.Heila, è finito il novecento.Cosi ho ricominciato a immaginare.

Giampaolo Marzi