Wild Tigers I Have Known  

di Cam Archer
USA 2006, Digibeta, 80'

L’influenza del cinema di Gregg Araki e Todd Haynes si fa sentire, ma il giovane Cam Archer sa giocare con gli elementi visionari e i frammenti della memoria, sospeso tra le contraddizioni del desiderio e l’amarezza rassegnata intorno al senso della vita. La storia è quella del tredicenne Logan, intrappolato da un amore folle per un ragazzino più grande. Non avendo nessuna speranza di successo, si crea un alter ego femminile, Leah, nel tentativo di sedurlo. Sogno e speranza. Cam Archer riesce a portare sullo schermo alcuni tratti di quella linea sfuggente che separa certe prime ossessioni gay dalla follia. Con un linguaggio onesto, poetico, privo di giudizio. Un’esperienza emotiva e visiva unica e imperdibile. Tra i produttori, il sempre illuminato Gus Van Sant. Sundance Festival 2006.



L'editoriale di Silvia Bottani:


L’età inquieta
Cam Archer e la materia dei sogni

Premio Speciale della Giuria al Sarasota Film Festival 2006, premiato al Sundance 2006, Wild Tigers I Have Known viene presentato in anteprima esclusiva mercoledì 6 giugno alle ore 20:30.

Prodotto da Gus Van Sant, il film racconta di Logan, un tredicenne innamorato e non corrisposto di un Rodeo, un giovane poco più grande di lui. Logan trova rifugio in un mondo immaginario, costruendosi un alterego femminile.
L’esordio del giovane regista Cam Archer ha catturato l’attenzione delle giurie dei numerosi festival a cui è stato presentato, riscuotendo numerosi consensi e premi. La storia è una variazione sul tema dell’educazione sentimentale e mette in scena una trama di sogni e desiderio, illustrando il flusso emotivo del giovane Logan, travolto dall’amore adolescenziale per il bel Rodeo.

La scelta di una forma non convenzionale, ovvero il dare corpo visivo alle fantasia del ragazzo, dona al film una grazia particolare e una struggente vena poetica, sostenuta da una puntuale colonna sonora. Si potrebbe parlare di una sorta di realismo magico, vicino ad un certo cinema indie di grande successo di autori come Gus Van Sant e anche Gregg Araki (seppur meno sovraccarico e problematico), ma anche vicino a certe atmosfere oniriche di Michel Gondry o alle sperimentazioni raffinate di Todd Heynes.

Di certo le interessanti scelte formali suggeriscono la ricerca di una libertà espressiva che, nel tempo, potrebbe confermare un talento che si delinea chiaramente tra i fotogrammi del film.
Wild Tiger I Have Known ha insomma tutte le carte in regola per essere il film rivelazione del Festival, e non solo.


Silvia Bottani



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