| Canadian frames: vaguement Montreal - programma di corti gay | ||
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In collaborazione con l'Ambasciata del Canada, un assaggio di nuova cinematografia gay canadese, con un occhio di riguardo alla comunità francofona. Il dolceamaro Derniers Mots ci lascia sbirciare nell'intimità di un ultimo viaggio struggente. Vaguement romantique gioca con grazia sui fili delicati che reggono i rapporti d'amicizia e sesso. Peking Turkey è un Indovina chi viene a cena in salsa anglo-franco-cino-canadese. A chiudere, un'immaginifica rilettura queer-sperimentale degli eventi che nel 1968 accompagnarono la convention dei Democratici statunitensi, attraverso gli occhi di un ospite ferocemente scomodo: Jean Genet. Frames from Canada Paese tra i più attivi e culturalmente impegnati, il Canada conquista quest’anno un angolo tutto suo nella retrospettiva festivaliera. Da sempre presente alla manifestazione con numerose produzioni di alta qualità, il Canada si conferma come uno degli scenari più interessanti della cinematografia mondiale, nonché come una delle realtà produttive più attive in ambito GLTB. Per citare solo alcuni dei nomi più rilevanti si pensi ad autori come Davide Cronenberg (Scanners, La mosca, Crash, Spider sono alcuni dei titoli della sua personale, lunghissima filmografia) Dennys Arcand (Il declino dell’Impero Americano, Le invasioni barbariche, l’ancora inedito in Italia Age of Ignorance), Atom Egoyan (Exotica, Il dolce domani, Ararat); il Canada gode infatti di una favorevole situazione politica che ha garantito la possibilità di uno sviluppo culturale (e sociale) rilevante, che ha reso il paese una sorta di laboratorio creativo in costante attività. Inoltre, la particolare caratteristica di terra composta da elementi di matrice europea e statunitense, nonché una complessità linguistica che ha permesso la spontanea germinazione di realtà culturali autonome e in confronto dialettico: infatti, mentre il Quebéc è zona francofona, il resto del paese è anglofono. Le due anime di questo vastissimo paese dialogano e danno vita a weltanshaung differenti, sensibilità e visioni mutevoli, all’interno di un’unica, articolata matrice culturale, che si riflette in un cinema che porta in sé un’attitudine europea nella delicatezza dello sguardo e nell’analisi sottile delle dinamiche umane, sovente combinate ad una lucidità amara e alla costante attenzione per il dato sociale. Nella rassegna quest’anno titoli eterogenei: Dernier Mots di Joe Balass, Jean Genet in Chicago di Frédéric Moffet, Peking Turkey di Michael Mew, Vaguement Romantique di Sébastien Gauthier. A questi titoli, ospitati nella retrospettiva, si aggiungono It Takes 2 to Tango di Miriam Ginestier, Dogme # 41: Lonely Child di Pascal Robitaille, autore già noto al pubblico del Festival che prosegue qui la propria ricerca seguendo i dettati del Dogma di Lars Von Trier, Hopscotch di Jen Markowitz, Politics of the Heart di Nancy Nicol che illustra il percorso politico che ha permesso la realizzazione di una delle legislazioni più all’avanguardia nell’ambito dei diritti civili, The Last Visit di bee sack. Silvia Bottani Film appartenenti al programma: -Derniers mots -Vaguement romantique -Peking Turkey -Jean Genet in Chicago | ||









