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Giampaolo Marzi Presentazioni di libri, performance e come sempre tante registe e registi ospiti. Come ogni anno le giurie segnaleranno i migliori martedi 5 giugno. Informatevi sui molti eventi culturali che si terranno nel corso del mese, in preparazione al primo Pride cittadino, il 23 giugno a Milano! Mille e più sono i segnali, seppur confusi e contraddittori, che accompagnano l'inarrestabile ascesa di gay e lesbiche sulla scena internazionale. Tra le strizzate d'occhio del mercato e le alzate di scudi eretti a baluardo della normalità e di una famiglia ideale, i gay e le lesbiche, come sempre all'avanguardia, decidono di superare di un balzo le contraddizioni e di assumere su di loro il valore della diversità (o perlomeno è ciò che piace fare a noi che organizziamo il Festival). L'identità gay e lesbica sta diventando, almeno cinematograficamente, un valore riconosciuto. Come faceva capire Vito Russo nel suo Lo schermo velato (ricordate l'omonimo documentario di Brian Epstein e Jeffrey Friedman?) i gay e le lesbiche hanno una predisposizione particolare a impressionare la pellicola cinematografica. Per anni sfacciati protagonisti di una scena poco illuminata dai riflettori, hanno tenacemente continuato a occhieggiare, dietro i veri protagonisti dei film, in deliziosi cammei hitchcockiani, distinguendosi perlopiù per le "ambigue" movenze, per i silenzi carichi di colpa o per una sventata leggerezza. Ora che anche la stagione del cinema militante (Rosa von Praunheim e Derek Jarman in testa) è diventata storia e che ricorrono i trenta anni dall'uscita della prima produzione cinematografica italiana di massa con un omosessuale come protagonista (lo struggente Splendori e miserie di Madame Royale di Vittorio Caprioli è del 1970), l'attenzione del cinema per le cinematografie "altre" (vuoi in termini geografici, vuoi nel senso di attenzione per ciò che è considerato alterità) permette lo sbarco di personaggi, storie e vicende gaylesbiche nei festival internazionali (Cannes, Venezia, Berlino, Sundance) e nelle sale di prima visione. Grazie anche e soprattutto al lavoro di evidenziazione svolto in questi anni dalle organizzazioni gay e lesbiche e dai relativi Festival di Cinema. Il Festival di Milano e Bologna è quella giostra ideale su cui salgono i registi e le registe che, dichiaratamente, realizzano un cinema che nasce dalla propria identità gay e lesbica e che, allo stesso tempo, realizzano film mainstream (Gregg Araki e il suo "film eterosessuale" Doom Generation) o sfumata (François Ozon con Sitcom, Gocce d'acqua su pietre roventi ripreso da una pièce di Fassbinder). Una giostra che ogni anno, dall'alto e dal basso, in un continuo movimento altalenante e vorticoso, gira alla ricerca dei migliori film prodotti sul pianeta. Una macchina del movimento e del divertimento (un pò come il cinema, n'est pas?), un dinamizzatore culturale che, come il disco dei colori di Newton, confonde le singole identità in un unico movimento collettivo, e che trasforma la realtà GLBT da emergenza sociale a protagonista dell'industria culturale. Daniele Del Pozzo |