Movimento. Il cinema è immagine in movimento.
E’ il passare del tempo. Due momenti storici fanno da perno al nostro girovagare in quest’edizione.
Nel 1971, viene fondato il FUORI, movimento di lotta per la liberazione e i diritti degli omosessuali in Italia.
Nel 1981 si comincia a parlare di Aids, ignorando quanti e quali saranno i molteplici cambiamenti a venire. E quest’anno il Festival è una giostra ideale in continuo movimento, che trasforma l'identità omosessuale da emergenza sociale a protagonista del pensiero e della creazione culturale. Il festival si apre alla comunità e alla città come un'occasione per ritrovarsi, come una giostra su cui salire per condividere differenti viaggi, diversi percorsi.
E quale movimento è più in moto del viaggio?
Ecco Drôle de Félix, on the road francesissimo, alla scoperta della famiglia estesa del nuovo millennio, dove i legami di sangue sono sostituiti dalle affinita‚ elettive. Quale movimento è senza storia? Ecco i venti anni di Aids in video a cura di Jim Hubbard. O Greta Garbo e i suoi segreti.
Fino a The fluffer e alla vacuità del mondo della produzione erotica statunitense. E ancora Chutney Popcorn e la generosità di impensabili scene da un matrimonio, con la sorella lesbica che presta l'utero alla famiglia etero, perché possano felicemente avere figli. E cosi Presque rien, con i suoi drammi adolescenziali e la gioia e il dolore del primo grande amore, della scoperta della vita, che si racconta in parallelo alle memorie dell'adolescenza di Léa Pol che parla dei propri sogni, attraverso lo stupore degli occhi della giovane protagonista di Emporte moi.
Tra le novità Corteggiando, la giornata del 4 giugno, maratona dedicata ai tanti cortometraggi che raccontano il fermento e la voglia di visioni ispirate al quotidiano, mettendo in scena le tante idee di cinema possibili.
Infine, in questo viaggio nell'immaginario alla scoperta delle radici ritroviamo un comune denominatore che ci unisce, la memoria e il ricordo. A dieci anni dalla morte dello scrittore Pier Vittorio Tondelli. Un grande testimone che vent'anni fa definì un suo romanzo come vorremmo fosse descritta l'esperienza del festival: "un itinerario erratico nella memoria e nell'amore".

Giampaolo Marzi

Presentazioni di libri, performance e come sempre tante registe e registi ospiti. Come ogni anno le giurie segnaleranno i migliori martedi 5 giugno.
E tra una festa e l'altra, cogliete l'occasione per aprire gli occhi, farvi accompagnare dalla forza centrifuga dei film per disegnare insieme scenari futuri. Forse nella stessa lacrima. Buone visioni.

Informatevi sui molti eventi culturali che si terranno nel corso del mese, in preparazione al primo Pride cittadino, il 23 giugno a Milano!

Mille e più sono i segnali, seppur confusi e contraddittori, che accompagnano l'inarrestabile ascesa di gay e lesbiche sulla scena internazionale. Tra le strizzate d'occhio del mercato e le alzate di scudi eretti a baluardo della normalità e di una famiglia ideale, i gay e le lesbiche, come sempre all'avanguardia, decidono di superare di un balzo le contraddizioni e di assumere su di loro il valore della diversità (o perlomeno è ciò che piace fare a noi che organizziamo il Festival). L'identità gay e lesbica sta diventando, almeno cinematograficamente, un valore riconosciuto. Come faceva capire Vito Russo nel suo Lo schermo velato (ricordate l'omonimo documentario di Brian Epstein e Jeffrey Friedman?) i gay e le lesbiche hanno una predisposizione particolare a impressionare la pellicola cinematografica. Per anni sfacciati protagonisti di una scena poco illuminata dai riflettori, hanno tenacemente continuato a occhieggiare, dietro i veri protagonisti dei film, in deliziosi cammei hitchcockiani, distinguendosi perlopiù per le "ambigue" movenze, per i silenzi carichi di colpa o per una sventata leggerezza. Ora che anche la stagione del cinema militante (Rosa von Praunheim e Derek Jarman in testa) è diventata storia e che ricorrono i trenta anni dall'uscita della prima produzione cinematografica italiana di massa con un omosessuale come protagonista (lo struggente Splendori e miserie di Madame Royale di Vittorio Caprioli è del 1970), l'attenzione del cinema per le cinematografie "altre" (vuoi in termini geografici, vuoi nel senso di attenzione per ciò che è considerato alterità) permette lo sbarco di personaggi, storie e vicende gaylesbiche nei festival internazionali (Cannes, Venezia, Berlino, Sundance) e nelle sale di prima visione. Grazie anche e soprattutto al lavoro di evidenziazione svolto in questi anni dalle organizzazioni gay e lesbiche e dai relativi Festival di Cinema. Il Festival di Milano e Bologna è quella giostra ideale su cui salgono i registi e le registe che, dichiaratamente, realizzano un cinema che nasce dalla propria identità gay e lesbica e che, allo stesso tempo, realizzano film mainstream (Gregg Araki e il suo "film eterosessuale" Doom Generation) o sfumata (François Ozon con Sitcom, Gocce d'acqua su pietre roventi ripreso da una pièce di Fassbinder). Una giostra che ogni anno, dall'alto e dal basso, in un continuo movimento altalenante e vorticoso, gira alla ricerca dei migliori film prodotti sul pianeta. Una macchina del movimento e del divertimento (un pò come il cinema, n'est pas?), un dinamizzatore culturale che, come il disco dei colori di Newton, confonde le singole identità in un unico movimento collettivo, e che trasforma la realtà GLBT da emergenza sociale a protagonista dell'industria culturale.

Daniele Del Pozzo