13° Festival Cinema
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Quest'anno sarà Skin, leader degli Skunk Anansie, ad inaugurare la 13° edizione del Festival Internazionale di Cinema Gaylesbico di Milano e Bologna con un saluto al pubblico dallo schermo del cinema.
Nera, lesbica, rocker, inglese e chissà quanto altro ancora.
Parlare di una identità, ordinare un individuo sulla direttrice di un'unica dimensione culturale, sessuale, razziale o di orientamento sessuale, oggi più che mai sembra una pratica mortificante.

Anche all'interno di macro categorie generiche come I Gay e Le Lesbiche. Compilare un programma di film porta naturalmente a riflettere sulle correnti interne che animano le correnti della varia umanità gay, lesbica e transgender che lo ha prodotto.
Guardare i film proiettati sullo schermo del cinema è un po' come osservare il fondo del mare attraverso il vetro di una maschera da sub. E la possibilità di cogliere i guizzi momentanei, i colori cangianti, gli esibizionismi e le tecniche di mimetizzazione dipende dalla posizione e dalla distanza dello sguardo.
Come programmatori di film e come gay e lesbiche siamo costretti ad una ginnastica forzata: alternare continuamente uno sguardo da un vetro e su vetro. Perdonateci i vetri appannati e i facili entusiasmi.
La variegata diversità del banco potrebbe sembrare confusa e bizzarra. E lo è. Un gruppo in continua metamorfosi dove identità, sensibilità e scelte differenti coesistono intrecciandosi.
A cominciare dal segno che più di ogni altro lo definisce, ossia l'orientamento sessuale. I protagonisti delle pellicole sperimentano una sessualità nomade, difficilmente contenibile in tracciati precisi (Relax ... it's just sex).

Lo stesso concetto di identità di genere viene problematizzato in maniera radicale, al punto di divenire pratica esperienziale (Gendernauts - A Journey through Shifting Identitities).
Ma spiazza anche inquadrare le nuove forme di unioni affettive e di genitorialità (Pourquoi pas moi?), compresa quella solidarietà di gruppo sviluppata dai gay a partire dalla comparsa dell'AIDS (Le Traité du hasard, Destroying Angel).
O ancora constatare, grazie alle produzioni provenienti da Asia e Africa, come si sia tutti simili sotto ogni latitudine, ma mai uguali a nessun altro (Bishonen! ... Beauty, Woubi Cherì).
La tentazione di tracciare una linea per tirare delle somme si fa più forte man mano che il millennio si avvicina. Ma crediamo e speriamo resti una tentazione frustrata.

Quando la varietà di un fenomeno oltrepassa un certo limite non resta che arrendersi alla sua evidenza. In quanto alla visibilità, le apparizioni di gay e lesbiche in fiction televisive, tocsciò e spot pubblicitari significa forse che si è entrati nell'acquario domestico dell'apparecchio televisivo? In attesa dell'onda che ci porterà dall'altra parte della barriera, ci voltiamo indietro solo un'ultima volta per salutare chi, alle soglie del terzo millennio, resta ancora a chiedersi: ma omosessuali si nasce o si diventa?

Buona visione!

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